Tuesday, October 17, 2006

scrivevo

Scrivevo questa mattina che azione è uscire dalla solitudine. Leggo il resoconto dell'incontro tra Hulweck e Parisi. In bocca rimane soltanto l'amarezza della bestemmia.

scrivevo

Scrivevo questa mattina che azione è uscire dalla solitudine. Leggo il resoconto dell'incontro tra Hulweck e Parisi. In bocca rimane soltanto l'amarezza della bestemmia.

Monday, October 16, 2006

azione è uscire dalla solitudine

Un economista a me particolarmente caro, Federico Caffè, negli anni passati descriveva con profonda amarezza la solitudine che contorna il riformista.
la stessa sensazione, amara e desolante, è quella che provo di fronte alla possibile riqualificazione a base militare dell'aeroporto Dal Molin.
La sensazione di solitudine non deriva dalla mancanza di appassionata partecipazione che cointraddistingue le persone che mi cirocndano e tantomeno dal sentimento diffuso di repulsione verso una simile scelta che credo di cogliere in gran parte della popolazione vicentina (anche i sondaggi, per quanto possano aver significato, stanno dalla nostra parte).
Mi pare, purtroppo, che un simile sentimento di avversità tenda ad essere rinchiuso nel privato. In molti non vorrebbero che la loro città venga ad accollarsi l'onere di un'ennesima base militare. In molti, non dimentichiamo che Vicenza primeggiava nell'esporre dai propri balconi le bandiere arcobaleno, sono fermamente convinti nella difesa dell'articolo 11 dela Costituzione. In molti considerano la presenza straniera, pur nel rispetto delle alleanze politiche e militari, come una vera a e propria ingerenza nel territorio nazionale. In molti sono preoccupati dagli sviluppi di questa guerra globale e colgono con preoccupazione il rischio, anche in termini disicurezza, che la città verrebbe a sobbarcarsi. In molti preferirebbero vivere in un luogo di maggior benessere, meno inquinato, libero dalla speculazione edilizia e desidererebbero una pianificazione territoriale che guardi ad altri orizzonti.
Siamo in molti e le oltre dodicimila firme raccolte lo testimoniano in maniera inequivocabile. Eppure il sentimento di solitudine continua ad essere forte. Siamo ancora, non in pochi, ma troppo pochi, in piazza, troppo pochi alle assemblee, gli intellettuali, molti dei quali certamente contrari, non si sono per ora esposti, e quando l'hanno fatto (come il folto gruppo di autorevoli urbanisti) la loro voce è stata tenuta in sordina dai mezzi di comunicazione locali.
Uno degli errori più grandi che la città può commettere, se non vuole ipotecare il prorpio futuro (si tratta di realismo, non di considerazioni apocalittiche) è quello di chiudere i propri sentimenti e le proprie opinioni nella sfera privata ed accettare silenziosamente una soluzione che potrebbe piovere dall'alto. Un grande giornalista ricordava tempo fa che AZIONE È USCIRE DALLA SOLITUDINE. Credo cher queste parole abbiano un significato quantomai attuale.

Sunday, October 08, 2006

sondare il terreno.

Il Giornale di Vicenza ha lanciato nei giorni scorsi un sondaggio in cui è possibile esprimere il proprio parere in merito alla questione Dal Molin. Al sondaggio è possibile partecipare in due modi: telefonicamente e via internet.
Il giornale avverte, giustamente, come il risultato non abbia una valenza statistica ma il significato di termometro puro e semplice.
Peccato che i risultati del sondaggio nella versione internet non siano assolutamente attendibili. E' sufficiente, infatti, eliminare i cookies dal proprio programma di navigazione per poter votare un'infinità di volte per il si o per il no (e l'impressione è che i sostenitori della base militare stiano allenando il proprio indice).
La speranza, allora, sarebbe quella che almeno la votazione telefonica potesse funzionare correttamente. Peccato invece che mi sia stato possibile votare più volte anche telefonicamente. Non vedo quale garanzia possa garantire il contatore elettronico nello scorporare i numeri telefonici che già hanno votato. E ancor più assurdo mi sembrerebbe la presenza di un addetto (ma ai tempi d'oggi, in cui il lavoro precario assume le forme più stravaganti, non è detta l'ultima parola) che si prenda la briga di controllare i tabulati delle telefonate pervenute.
La lodevole iniziativa promossa dal Giornale di Vicenza, quindi, non solo non ha valenza statistica (come ammesso dagli stessi ideatori), ma consentendo la possibilità a chiunque di votare a piacere non ha alcuna rilevanza informativa e si rivela quindi una vera e propria pagliacciata. In un sistema elettorale in cui i controlli vengono elusi con tanta facilità non vincono le ragioni dell'una o dell'altra parte. Vince chi è dotato di un maggior numero di fotocopiatrici.

Thursday, August 10, 2006

Talking about revolution

Il mondo - è risaputo - si divide in due categorie: chi ha la pistola carica, e chi scava. Allo stesso modo il moto terrestre è scandito da due movimenti: rotazione e rivoluzione. La storia, le tendenze dell'urbanistica e della viabilità sembrerebbero dare ragione alla prima. Di rivoluzione non c'è traccia: bandita dal lessico quotidiano e politico, sparita quasi dal dizionario. Eppure il moto di rivoluzione scandisce il nostro esistere, segna il confine tra il giorno e la notte,
marca nettamente la nostra quotidianità. Non si può negare nemmeno che l'esistenza umana sia stata scandita da processi rivoluzionari. Una breve scorsa alla stroria della nostra specie ci porta alla memoria un'infinità di esempi: di rivoluzione copernicana s'è parlato in relazione alla nostra percezione del cosmo; l'espressione "rivoluzione industriale" dovrebbe risultare familiare; si parla di rivoluzione d'Ottobre - anche se il nostro calendario la vorrebbe in Novembre - come di un assalto al cielo o come uno dei tentativi falliti in partenza di
poter cambiare il mondo. Si è di rivoluzione culturale nonostante il ricordo sia così sbiadito da cristallizzarsi soltanto in alcuni libriccini rossi agitati al vento, lunghe marce, grandi timonieri e brutali repressioni; di rivoluzione verde abbiamo sentito parlare a sproposito, in relazione all'utilizzo di fertilizzanti chimici e pesticidi in agricoltura. Qualcuno ci illude che una possibile rivoluzione informatica che ci permetta di venire in contatto con qualsiasi parte del mondo in tempo reale e di annullare così lo spazio.
Pare quindi sciocco volersi illudere di poter cancellare la rivoluzione dal nostro linguaggio, e quindi dal nostro sistema di idee. Ma ancor più pare dannoso, perchè ci precluderebbe la possibilità di leggere il passato e il presente per quello che sono. Un susseguirsi continuo di azioni, relazioni, tensioni, rotture e rovesciamaneti.
Insomma, possimamo rinunciare a tante cose di cui l'umanità ha fatto uso - e talvolta abusato - in passato: rinunciamo volentieri al fucsia, possiamo rinunciare alle rotatorie, ma non alla rivoluzione.

Tuesday, July 18, 2006

lettera di C. da Beirut

Lettera scritta da C. a degli amici il 14 luglio 2006, un giorno dopo l’inizio dei bombardamenti, a Beirut

Qui sono le sei del mattino. Mi sono svegliata verso le quattro, al rumore degli aerei israeliani e dei primi bombardamenti sulla periferia sud, vicinissimo a qui. Sono arrivata l’altro ieri sera. E dire che volevano farmi dormire in Giordania, allo scalo, perché non c’era più spazio nell’aereo per Beirut. Non sapevo nulla di ciò che stava succedendo in Libano. Avevo sentito dire che gli israeliani bombardavano il sud. Ho pensato che era normale, come d’abitudine, niente di grave (ogni estate bombardano, per distruggere qualche centrale elettrica e bloccare le voglie del turista a recarsi in Libano). E anche se fosse solo così, oggi non vedo più le cose nello stesso modo.
Come può non essere grave? Come può non essere grave allorché degli esseri hanno la paura nelle viscere. La paura.
Avevo dimenticato questo sentimento. E anche ora, è di nuovo svanito, non so più a cosa assomiglia.
Ma pochi istanti fa ho avuto molta paura, ho avuto paura a tal punto che ho capito come ha fatto a succedere che delle madri prese dal panico fuggissero portando con sé solo un pezzo di stoffa, confondendolo con il loro bebé. Non è l’istinto materno che è mancato loro. Ma la paura, è peggio di tutto il resto, e non lo si può sapere finché non la si è vissuta sulla propria pelle. Ad ogni modo, è quello che ho capito questa notte.
E ancora non ho visto nulla. Non riesco ad immaginare ciò che hanno vissuto gli abitanti del sud del Libano.
Non si può sapere in quale momento cadrà la bomba. Si sentono dei suoni, è tutto, ed è sufficiente. Si è di fronte all’incomprensibile. Un incomprensibile però conosciuto, che ci sorprende sempre. Questa notte, per sorprendere ancora, l’aviazione israeliana ha cambiato tattica per i due ultimi bombardamenti su Beirut. La sorpresa è delle più “sorprendenti”.
Gli aerei non fanno alcun rumore, attraversano la città nel silenzio più grande, per bombardare un obiettivo (la chiesa di Mar Mikhael). Risultato, all’arrivo delle bombe tutto è scosso, anche tu soprassalti: non si possono avere dubbi.
Oltre a tutta questa paura per l’ “incomprensibile”, c’è la frustrazione. Come sopportare questa impotenza, sapere che a qualche chilometro da casa mia, delle famiglie intere sono nei rifugi delle loro case, la paura nelle viscere, nel buio. Si, il buio, è la peggiore delle cose. I bombardamenti nel buio, ecco la peggiore delle cose. Appena il sole è spuntato, mi ha rassicurata, come se riprendessi un po’ di controllo.
È frustrante essere l’attore di una piéce teatrale che non sei stato tu a voler mettere in scena, e che anche se nessuno avesse tentato di metterla in scena, avrebbe probabilmente avuto luogo un giorno o l’altro. Che non mi si parli di Hezbollah, se ha agito bene o male. Non è più questo il punto, anche se il partito è cosciente della situazione della regione, del nemico che ha di fronte, del periodo scelto per agire.
Come comprendere l’offensiva israeliana nel sud del paese? Come spiegarsi che un’intera famiglia, 8 bambini e i genitori, è morta seppellita sotto le macerie della loro casa bombardata dall’aviazione israeliana? Come capire la distruzione di tutti i ponti del paese, l’isolamento imposto tra ogni regione del paese per cui non è possibile spostarsi dall’una all’altra, la distruzione della centrale elettrica di Jiyyé, dell’aeroporto, dei depositi di carburante che non smettono di bruciare dall’inizio della notte scorsa, e tutto questo a più riprese?
Ma di quale pace si parla? Di che pace si tratta, visto il prezzo, visto che in risposta a un rapimento di soldati (di soldati!!!) un esercito attacca un paese intero, su tutti i fronti (aereo, terrestre, marittimo). Questa notte, gli attacchi si sono fatti simultaneamente, in ogni angolo del paese. A credere che i Libano sia come gli Stati Uniti…Mi fa quasi ridere, almeno questo me lo si consenta.
Il governo israeliano chiede ai civili di lasciare le loro case…Ma basta! Smettiamola!!! Dove possono andare queste persone?!!! Dove possono fuggire gli abitanti della periferia sud? Raggiungere i loro villaggi al sud che sono stati bombardati? Andare in un’altra regione allorché tutte le strade sono state distrutte, tranciate? Possono scendere nei rifugi? Non ce ne sono che pochissimi…
E cosa vuol dire quando si dichiara di voler “mirare alle sedi di Hezbollah e alle case dei capi”, quando tutto queste si situano in un quartiere stracolmo di famiglie, di civili. Merda!!!
Che non mi si parli di pace quando gli Stati Uniti emettono un veto su Gaza, e lasciano via libera all’offensiva israeliana che ieri ha ucciso 9 membri di una famiglia. E per favore, che non si tenti di giustificare questa decisione con il terrorismo di Hamas, o quello di Hezbollah per il Libano. Venite ad assistere al terrorismo che si dipana sotto i miei occhi, con il consenso di tutti i paesi!
Ma soprattutto, si soprattutto: che non mi si parli di pace allorché gli Stati Uniti e l’Iran utilizzano il Libano, Gaza, e l’Irak per farsi la guerra!!!
Credo che ciò che sta succedendo in Libano ora, durerà ancora qualche tempo, che bisognerà essere pazienti. Non dipende più dalla liberazione dei soldati. La posta in gioco è ben più grande. Ricordatevi del 1982…L’invasione israeliana avrebbe dovuto terminarsi con la dipartita dei combattenti palestinesi. Nonostante ciò un massacro ebbe luogo appena dopo nei campi di Sambra e Chatila, e nelle loro vicinanze.
Questa notte, ciò che penso sia stato più frustrante di tutto il resto, ciò che più mi ha fatto rabbia, oltre i raids, le esplosioni, i morti, le devastazioni, è stato il telegiornale francese (non oso immaginare la CNN!). Ho avuto la fortuna, o la sfortuna, di vedere TV5. Quasi ho pianto, vi assicuro. Ho la chiara cognizione della perversità di tutti i media, ma quando si è nel luogo di cui la notizia parla, è semplicemente insopportabile. Mi sono stupita quando, mentre ero a Parigi e l’offensiva su Gaza era stata lanciata, i telegiornali ne facevano appena allusione, e se ne parlavano, non era che per ricordare il terrorismo di Hamas e i soldati rapiti. Ma gli abitanti di quel posto allora? Gli attacchi selvaggi e accaniti dell’esercito israeliano?!!! È ciò che ho visto questa notte su TV5…Su TV5, e non su TF1 o France 2 !!!
Dopo aver annunciato la riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, hanno mostrato le immagini di Haifa in Israele, commentando che Hezbollah, il partito sciita, aveva attaccato la città.
Hanno interrogato qualche abitante. Queste povere persone erano sotto terra, nei rifugi – non voglio aggiungere sofferenza a sofferenza, ma non si è detto niente del Libano. Alla fine, si è vista solamente qualche immagine del Sud sotto i bombardamenti, e sembrava qualche cosa di normale: era la risposta all’attacco dei civili israeliani…
Ma non è che una ragnatela di menzogne, di dissimulazione della verità…prima che i civili fossero toccati, che Haifa fosse attaccata, la metà dei ponti, delle case del Sud erano già state distrutte! E si dice che solo “i terroristi” sono stati toccati…nello spazio di due minuti tutto è stato giustificato!
Non riesco ora a scrivere ciò che vorrei, sono assolutamente…non so cosa dire…che si facciano la guerra tra di loro! Se il governo israeliano vuole provarci che valiamo meno di niente, che può distruggere il nostro paese in due giorni, deve sapere che lo sappiamo già da tempo, grazie, dal 1948.
Quando vi parlo di distruzione, non so se riuscite ad immaginare ciò che succede!!! Il paese è stato saccheggiato nel giro di due giorni. Potrei scrivere per delle ore, ma non riuscirei a descrivere ciò che sta succedendo, e soprattutto questa paura che vi attanaglia e vi fa tremare. Perché bisognerebbe sopportare tutto ciò?!!! Perché dei bimbi devono tremare di paura?!!!
Ho i nervi a pezzi, non perché ho paura per me, ma perché è insopportabile vedere uno stato oltrepassare ogni limite, non seguire nessuna legge, e tutta una comunità internazionale che non reagisce, dei media che vi riempiono di informazioni più false le une delle altre, e che riescono a convincervi delle cose più assurde. E dire che quasi ho creduto alla loro favola, al loro diritto internazionale…Avevo dimenticato di cosa era capace il governo israeliano, chi era, e il via libera degli U.S.A.!
Come volete reagire leggendo il giornale di oggi, che “Bush sostiene lo stato di Israele e si inquieta per il Libano”. Si inquieta a tal punto che sostiene tutti i crimini che hanno luogo in questo momento, e che ci saranno domani!
Ho voglia di urlare, di correre in tutti i sensi!!! ma non si può andare da nessuna parte, è finita, perché avere Israele come nemico , è ciò che si può immaginare di peggio, soprattutto quando loro sono convinti che la vita di un israeliano valga quella di migliaia di persone.
Potrei scrivere per delle ore, ma non servirebbe a niente. Sono stanca, disgustata. Aspetto di vedere ciò che accadrà. Noi non varremmo mai un 11 Settembre, ma dio sa quanti ce ne sono quotidianamente in questo mondo marcio, narcisista ed egocentrico.
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Saturday, June 24, 2006

piccoli sol dell'avvenire per salvare il manifesto

«Cultura e coltura hanno la stessa radice» ricordava a noi giovani estremi qualche hanno fa Luigi Veronelli.
Lungo la strada che mi porta a casa c’è un albero di albicocche. L’ha piantato tanti anni fa mio nonno e i frutti che guardano verso il cielo hanno un colore caldo e sono dolci.
In questi giorni a Vicenza si tiene Festambiente: abbiamo parlato di mafia, terra, decrescita, saperi liberi, di guerra e di tante altre cose che stanno a cuore a chi, come il nostro quotidiano, ha deciso di stare dalla parte del torto. Questa sera, con un gruppo di compagni ed amici, venderemo quelle albicocche: piccoli “sol dell’avvenire” per sostenere il manifesto.

Sunday, June 04, 2006

SALÒ (O LE 120 GIORNATE DI SODOMA)

Leggo con amarezza, e senza molto stupore, che nel sentire pronunciare
dal Senatore Gui una condanna verso la "vergogna Salò" i colonnelli di
Alleanza Nazionale hanno lasciato il palco della commemorazione della
festa della Republica. Nella foto si vede ritratto lo stato maggiore del
partito, i cui esponenti ricoprono alte cariche istituzionali a livello
locale, seduti a chiacchierare amabilmente al tavolo di un bar.
Non ci è dato sapere cosa si stiano dicendo e nemmeno cos'abbiano ordinato.
Fossi stato il cameriere mi sarei permesso di dar loro un consiglio: un
bel bicchiere di acqua Fiuggi.
Si diceva una volta, era il 1995 e le camicie di colore nero non
andavano più di moda, che si trattasse di un'acqua con un basso
contenuto di residui (ideologici), e che aiutasse a depurare l'organismo
(politico).

(A) COME APERITIVO

Negli ultimi tempi stiamo assistendo ad una crociata moralista, sia
guelfa che ghibellina, contro lo spritz.
Ai papisti, che nel dar fiato alle trombe tirano in ballo diavoli e
demoni, non posso fare a meno di ricordare come, durante il rito
domenicale, al vino il prete aggiunga un goccio d'acqua, a ricordare
l'unione tra dio e l'uomo nell'eucarestia. La paternità dello spritz
sarebbe dunque cattolica e non arburgica. Se "frutto di una mente
diabolica", come ha sostenuto di recente un vescovo, si tratta, si
facciano un esame di coscienza. Pensino, inoltre, al perchè i giovani
abbandonano gli oratori, e non tirino in ballo chi, un poco più
eterodosso, preferisce vino e selz al sangue di Cristo.
Ai profeti dell'ordine e della disciplina che governano il comune
ricordo, invece che la persona savia desidererebbe, se possibile, la
botte piena e la moglie ubriaca; e non la piazza vuota e i cittadini astemi.
Se in città una delle poche forme d'aggregazione spontanea e di massa
rimane quella dell'aperitivo si interroghino sull'inesistenza di
alternative, di spazi sociali e di iniziative culturali che vengono
offerte alla cittadinaza.
Altrimenti non predichino a chi, in mancanza d'altro, si concede un
passatempo dolce e finto come l'Aperol.